la biblioteca

a cura di Giorgio Bacci


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In una lettera del 1757 Lord Chesterfield scriveva:

I solidi in folio sono gli uomini d’affari, con cui converso al mattino […]. Gli in-quarto […] sono il più piacevole gruppo di persone, uomini e donne, con cui mi intrattengo dopo cena; e trascorro le mie serate nel leggero, e spesso frivolo, chiacchericcio di piccoli in ottavo o in dodicesimo.1

Dando uno sguardo al ricco catalogo della biblioteca di Talman, venduta all’asta insieme a stampe e disegni nell’aprile 1728,2 al lettore non potranno che tornare in mente le parole del diplomatico inglese, considerata la ricchezza del catalogo librario, perfetto specchio delle attitudini culturali di John Talman.
A sua volta, l’epistola di Lord Chesterfield ne richiama un’altra, di due secoli precedente (10 dicembre 1513), scritta da Machiavelli a Francesco Vettori, in cui l’autore del Principe delinea con estrema efficacia la differente lettura implicata dal variare del formato del libro:

Partitomi dal bosco, io me ne vo a una fonte; e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricòrdonmi de’ mia: godomi un pezzo di questo pensiero. Trasferiscomi poi in sulla strada, nell’osteria: parlo con quelli che passono, domando delle nuove de’ paesi loro, intendo varie cose e noto varii gusti e diverse fantasie d’uomini […]. Venuta la sera, mi ritorno in casa, ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio di quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali et curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini; dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e che io nacqui per lui. Dove io non mi vergogno parlar con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro uanità mi rispondono; e non sento, per quattro ore di tempo, alcuna noia, dimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.3

Diventa allora affascinante immaginare anche il nostro connoisseur inglese immerso nella tranquilla lettura di una raffinata edizione ‘in sedicesimo’ delle Tragedie di Seneca pubblicate ad Amsterdam nel 1646, oppure dedito a sfogliare, seduto alla scrivania, il meraviglioso ‘in folio’ con le Sacrae historiae acta a Raphaele Urbin, volume composto di splendide tavole fuori testo, pubblicato a Roma nel 1649. E ancora, il riccamente illustrato Relation Nouvelle D'Un Voyage De Constantinople, edito nel 1680 a Parigi, e l’agile ‘dodicesimo’ Petronii Arbitri Satyricon cum uberioribus, commentarii instar, notis, pubblicato ad Amsterdam nel 1626.

In particolare la relazione del viaggio a Costantinopoli è una pubblicazione abbastanza inconsueta nel panorama collezionistico dell’epoca, pur rispondendo perfettamente alla curiosità e all’esigenza di informazioni su paesi ‘esotici’ o comunque lontani, che guidava molto spesso le scelte di Talman, che così poteva ammirare, comodamente seduto, il Mar di Marmara, inciso a tutta pagina (fig. 1), oppure Costantinopoli, colta a volo d’uccello (fig. 2), che si affaccia sul Bosforo, in una incisione di rara bellezza nell’efficacia con cui restituisce il protendersi della città sul mare, solcato da navi da guerra e mercantili. L’affollarsi delle imbarcazioni e la veduta caotica del centro urbano, il Serraglio che spicca sul lato meridionale, il faro e i minareti che si innalzano nel cuore della città, si armonizzano in una tavola perfetta per accompagnare le fantasie del connoisseur inglese. Il libro si presenta come una vera e propria guida, e dopo aver osservato la città dall’alto progressivamente introduce il lettore alla visita di Costantinopoli, focalizzandosi sul Serraglio (fig. 3) e sugli altri monumenti, tra i quali non poteva mancare ovviamente la Chiesa di Santa Sofia, di cui si offre la veduta esterna, un particolare dell’interno e perfino la pianta (fig. 3 fig. 4), dettaglio che un architetto come Talman doveva certo apprezzare. Non solo guida architettonica, il volume spiega anche usi e costumi dei turchi, colti nel momento della preghiera (fig. 5 fig. 6 ), denotando una forte attenzione, com’è naturale aspettarsi, anche all'aspetto religioso, altro fattore rilevante in Talman. Tuttavia, il versante architettonico è preminente, come dimostra la grande tavola fuori testo dedicata a pianta e alzato della moschea del sultano (fig. 7 ), a conferma del fatto che l’illustratore sapesse padroneggiare le regole del disegno d’architettura. Dunque, siamo di fronte a un libro che non si presenta come una guida da pochi soldi ma che invece dimostra come Talman fosse interessato a sviluppare le sue conoscenze in ogni ramo dell’architettura, documentandosi non solo sull’antichità romana e greca, ampiamente rappresentate nel catalogo librario, ma anche in stili e tradizioni completamente diverse.
Simile per ambito tematico al volume appena visto è l’imponente Trattato delle piante & immagini de sacri edifizi di Terra Santa, pubblicato a Firenze da Bernardino Amico nel 1620, che presenta al lettore una vera e propria galleria di piante, sezioni e alzati di alcuni dei principali edifici di Gerusalemme. Si alternano così chiese (fig. 8 ), basiliche (fig. 9 ), ma anche monaci (fig. 10), confermando uno spiccato interesse etno-antropologico, fino a «La vera pianta del SS.o Sepolcro e Monte Calvario di NR.O Signore Giesu Christo» (fig. 11). Se nel precedente volume la veduta di Costantinopoli era posta in apertura, rispecchiando un modo di procedere che dal generale muoveva verso il particolare, in questo caso il procedimento è inverso, e la veduta di Gerusalemme giunge quasi in conclusione. Questa differente scelta figurativa è indice in realtà anche di un diverso approccio conoscitivo: se infatti nel caso di Relation Nouvelle D’Un Voyage De Constantinople il lettore si trova di fronte ad una guida colta, che manifesta chiaramente l’intenzione di documentare oltre ai luoghi anche gli edifici, in Trattato delle piante & immagini de sacri edifizi di Terra Santa il procedimento è inverso, dal momento che il volume ha l’ambizione di avvicinarsi ad un trattato di architettura, elemento rivelato anche dalla tipologia delle tavole fuori testo. Se infatti nel libro dedicato a Costantinopoli avevamo tavole a piena pagina, anche ripiegate, che pur presentando gli edifici non avevano un modo di procedere grafico costante e continuo, gli incisori cui è affidata la parte illustrata del volume dedicato a Gerusalemme presentano invece, con rigore scientifico-architettonico, gli edifici secondo la canonica disposizione sezione-pianta, disposti nel costante ordine alto-basso sulla pagina (fig. 12). Tale diverso approccio trova riscontro anche nell’impaginazione dei testi: in Relation Nouvelle il testo anticipa la tavola e prosegue dopo di essa, e non sono esclusi casi in cui la scritta incornici le figure (il caso degli oranti), in Trattato delle piante & immagini de sacri edifizi di Terra Santa invece ciascun testo è introdotto da un titolo specifico, formando così ogni volta un paragrafo che è siglato dalla tavola fuori testo conclusiva. Una tavola emblematica è proprio quella con il monaco (fig. 13), che è solamente accompagnata da una didascalia e non da un testo esteso come nel caso precedente. La differente scelta grafica rispecchia esattamente la diversa tipologia dei libri: se infatti nelle ‘guide’ il testo è distribuito uniformemente lungo tutto il volume, a incorniciare talvolta l’illustrazione, questo non può accadere in un trattato scientifico, dove le scritte sono ritagliate all’interno di una specifica cornice, la didascalia appunto. Una tale differenza doveva essere ben chiara a Talman, studioso anche di medicina, come dimostra la presenza nella biblioteca del De Humani Corporis Fabrica, oltre a numerosi trattati di architettura, dove appunto le didascalie esercitano precisamente il ruolo di ‘etichetta scientifica’ dell’oggetto rappresentato sulla pagina.

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Altro settore ampiamente rappresentato è quello delle Entrate Trionfali, riccamente illustrate, che Talman probabilmente collezionava sia perché esteticamente pregevoli, sia perché possibili fonti di ispirazione per architetture effimere. I testi possono dividersi in due categorie: quelli precedenti il 1600 (ad esempio La joyeuse & magnifique entrée de Monseigneur Francoys, fils de France, et frere unicque du Roy, Duc de Brabant, d’Anjou, Alencon, Berri, &c. en sa tres-renommée ville d’Anvers, pubblicato ad Anversa nel 1582, oppure Bref et sommaire recueil de ce qui a esté faict et de l’ordre tenu à la joyeuse et triumphante entrée de... Charles IX... en sa bonne ville et cité de Paris..., pubblicato a Parigi nel 1572) e quelli posteriori (ad esempio Eloges et discours sur la triomphante réception du Roy Louis XIII en sa ville de Paris, pubblicato a Parigi nel 1629, oppure L’Entrée triomphante de Leurs Majestez Louis XIV, roy de France et de Navarre et Marie-Thérèse d'Austriche, son espouse, dans la ville de Paris..., pubblicato a Parigi nel 1662).
L’apparato figurativo, che poteva essere poi dipinto a mano come in un libro miniato medievale (fig. 14 fig. 15), sottolineandone quindi ulteriormente il valore, riflette perfettamente la mutata temperie culturale tra Cinque e Seicento. Anche la scelta tipologica delle illustrazioni è significativa: nei volumi più antichi hanno la funzione di esaltare in un turbinio di colori l’avvenimento, mentre nei libri più moderni svolgono innanzi tutto un compito testimoniale. In La joyeuse & magnifique entree de Monseigneur Francoys… e Bref et sommaire recueil… prevalgono immagini corali, in cui il re è parte di un sistema celebrativo più ampio: compare soltanto un ritratto, di circostanza, con il re a cavallo (fig. 16), ma per il resto vi sono inquadrature generali da lontano, in cui il re è inserito in un complesso sistema di segni simbolici, dal baldacchino dove è incoronato (fig. 17) alla piazza affollata per i giochi (fig. 18). L’illustratore concentra la sua attenzione sugli apparati festivi, le macchine teatrali (il Parnaso, il cavallo marino [fig. 19 fig. 20]), le rappresentazioni, esaltate appunto nella piazza affollata. Solcano le pagine animali esotici (l’elefante [ fig. 21]) e allegorie della città (il gigante fondatore di Anversa [fig. 22]), trascinando il lettore in un effetto di sorpresa continuo. Non dissimile il discorso per il Bref et sommaire recueil…, privo totalmente di volti reali, e invece assai attento nella restituzione degli apparati effimeri, in particolare archi trionfali con figure allegoriche (Ercole e Anteo [fig. 23]), o storiche (Enrico II e Carlo IX [fig. 24]) e portali adorni di decorazioni vegetali e sormontati da figure mitologiche (il ratto di Europa [fig. 25]).
Nei testi seicenteschi il motivo iconografico subisce uno slittamento accentuando l’attenzione per il sovrano, ad esempio, in L’Entrée triomphante de Leurs Majestez Louis XIV, roy de France et de Navarre et Marie-Thérèse d'Austriche, son espouse, dans la ville de Paris..., compaiono due medaglioni con i volti di Luigi XIV e Maria Teresa d’Austria. Il resto delle illustrazioni è canonico, con la solita serie di archi trionfali e macchine teatrali. Rispetto ai volumi cinquecenteschi tuttavia va notato che le tavole sono maggiormente curate dal punto di vista della resa della fedeltà architettonica, elemento che raggiungerà il massimo vertice nell’entrata trionfale di Luigi XIV e Maria Teresa d’Austria, dove gli archi di trionfo e le strutture effimere sono raffigurate in alzato e sezione.
È parso giusto soffermarsi brevemente sulle tipologie dei viaggi e delle entrate trionfali sia perché sono ambiti generalmente talvolta sottovalutati, sia perché riassumono perfettamente alcune delle caratteristiche principali di Talman, ovvero i viaggi e l’architettura, intersecati fortemente con la sua fede religiosa. D’altronde, che il nostro connoisseur inglese si muovesse come un vero e proprio studioso quando era in viaggio è indicato anche dall’esigenza, testimoniata dai carteggi, di documentarsi sui luoghi che visitava, comprando libri, e a maggior ragione serie di incisioni, che erano allo stesso tempo oggetti collezionistici di pregio assoluto e guide storico-artistiche di eccezionale valore.

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  1. 1. Lord Chesterfield (Philip Donner Stanhope), Letters, a cura di Bonamy Dobrée, 6 voll., (Londra: Eyre and Spottiswoode, 1932), V, 2265.
  2. 2. A tal proposito bisogna sottolineare che il catalogo della biblioteca reso disponibile on line si riferisce esclusivamente ai volumi venduti all’asta del 1728, non è possibile quindi escludere che Talman possedesse altri libri. La scheda catalografica comprende le voci dell'autore, del titolo, del luogo di edizione, della data di pubblicazione (ove presente) e dell'ambito tematico. Si è scelto, per facilitare la ricerca e per motivi di fedeltà filologica, di riportare per ogni volume il titolo come compariva nell'asta e come invece è riportato oggi nei cataloghi bibliografici.
  3. 3. N. Machiavelli, Opere, Lettere, ed. F. Gaeta (Torino: UTET, 1984), 425-6.
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